20 dicembre 2012

Officine di Bellinzona; quale futuro vogliamo?

Sergio Savoia

In queste settimane si torna a parlare delle Officine FFS di Bellinzona. Secondo le FFS il futuro dello stabilimento sarebbe in qualche modo garantito nei prossimi anni. Ottimismo non condiviso, e a ragione, dai circa 400 dipendenti. Le dichiarazioni del presidente del PLR Rocco Cattaneo riguardo ad un possibile sviluppo mobiliare nell’area in vista dell’apertura delle gallerie di base dell’Alptransit hanno creato sconcerto e malumore nella capitale e nel Consiglio di Stato. Per capire quanto ci sia di vero dietro le provocazioni di Cattaneo è necessario partire da un assunto: alle FFS nulla si muove senza l’autorizzazione del CEO Andreas Meyer.

Questo riguarda anche le dichiarazioni “spontanee” di Rocco Cattaneo.  L’assenza di Meyer, che dopo la fine dello sciopero non si è fatto più vedere sulla scena delle Officine, è voluta. Durante le agitazioni del 2008 si mise in gioco in prima persona, sicuro di poter risolvere la questioni in poco tempo. Dopo la batosta, ha capito che una seconda disfatta a Bellinzona potrebbe creare seri problemi alla sua carrriera. La volpe non è quindi diventata più buona, ma ha imparato la lezione: infatti il CEO oggi gestisce il futuro delle Officine dalla sicura stanza dei bottoni di Berna.

Che futuro vuole Meyer per le Officine di Bellinzona? Le FFS hanno lanciato due progetti. Il primo detto LAGO, dovrebbe individuare le attività industriali su cui investire per garantire un futuro industriale e ferroviario al sito bellinzonese. Il secondo studio, AREA, preconizza uno sviluppo immobiliare su 100,000 metri quadrati occupati oggi dalle Officine. Si tratta di un comparto di elevato valore, poiché situato in centro città, a due passi dalla stazione presso quella che sarà la prima fermata dei treni in arrivo dal Nord dopo l’apertura della galleria di base del San Gottardo. Per rendere l’idea dell’area che potrebbe liberarsi – eliminando le attività di manutenzione dei carri e delle locomotive e mandando a casa gli operai – basti pensare che la superficie equivale a metà di tutte le superfici edificate da Silvio Tarchini, con il suo gruppo dall’inizio della sua attività immobiliare nel 1977. Il progetto di Centro di competenze lanciato dal cantone e sostenuto dalle maestranze delle Officine appare invece moribondo: la volontà di disimpegno delle FFS è stata confermata nel recente incontro con il Consiglio di Stato.

Guardando da vicino la composizione delle persone presenti ai vertici del progetto LAGO e AREA vi è un aspetto che salta immediatamente all’occhio. I vertici dell’opzione LAGO che dovrebbe garantire lo lo sviluppo industriale delle Officine, sono unicamente occupati dfa manager FFS. Invece come consulenti sullo sviluppo mobiliare del sedime occupato dalle Officine sono stati chiamati imprenditori ticinesi del calibro di Silvio Tarchini e Rocco Cattaneo, con forti interessi nel settore immobiliare. A questi vanno inoltre aggiunti Franco Ambrosetti, Patrizia Pesenti e Rico Maggi scelti per la loro rete di contatti e la capacità di influenzare el opinioni come opinion leader negli ambienti che contano. Sull’opportunità della presenza della signora Pesenti, futura municipale luganese eed ex consigliera di Stato, non mi dilungo se non per condividere le perplessità espresse da qualcuno nei giorni scorsi. Dunque: manager per LAGO, imprenditori per AREA. La prova che Andreas Meyer vuole ridimensionare o cancellare o ridimensionare le attività industriali delle Officine di Bellinzona a vantaggio dello sviluppo immobiliare con forti connotazioni speculative. Infatti l’imprenditore è un privato con forti interesse nello sviluppo della sua attività economica, pronto a assumersi il considdetto rischio di impresa. Il manager invece è un dipendente dell’azienda che persegue gli obiettivi definiti dal Consiglio di amministrazione, mettendo a loro servizio le risorse disponibili e, in particolare, di quelle umane. Lînteresse del manager per l’azienda è pari ai bonus intascati per raggiungere obiettivi prefissati da terzi, niente più e niente meno. In altri termini per il manager lo sviluppo di un’attività non è mai una questione di cuore ma di soldi. Oggi lo sviluppo delle attività ferroviarie sul sito FFS è in mano ai manager, mentre quello immobiliare è affidato a due imprenditori. Quale dei due gruppi avrà successo? Facile capire a cosa punta il CEO delle FFS e quali tra i due progetti LAGO e AREA avrà la meglio nel corso dei prossimi anni.

Il compito delle politica, oggi in Ticino, è invece fare in modo che il futuro della comunità, della città e del cantone e, non certo da ultimo, quello degli operai delle Officine, non sia vittima dei giochetti di Meyer e degli interessi di pochi imprenditori che hanno fiutato l’affare. Vogliamo sacrificare oltre cento anni di tradizione industriale sull’altare della speculazione? Vogliamo permettere al CEO di turno di vincere nelle segrete stanze la battaglia che ha perso sulle piazze e nella “pittureria” delle Offcine? Vogliamo desertificare il cantone e trasformarlo in una litania di casette e di capannoni logistici? Se la risposta è, come spero, no, allora forse la battaglia delle Officine non riguarda solo gli operai FFS ma tutti noi. E bisogna ricominciare a combatterla.

*deputato dei Verdi in Gran consiglio

Corriere del Ticino, 20.12.2012

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